Il gioco in contesti di patologia psichiatrica

Di Giancarlo Santoni

Il gioco riguarda tutta la vita della persona e attraversa la dimensione prevalentemente sensoriale del neonato, la relazione oggettuale dell'infanzia, i ruoli nell'adolescenza, il gioco strutturato di gruppo nell'età adulta fino a giungere ad altre modalità espressive dell'essere umano che in esso trovano l'origine, quali ad esempio il lavoro e l'arte. L'attività ludica, così come quella terapeutica è sempre definita e delineata nel tempo e nello spazio e oltre questi limiti - sia nell'una che nell'altra - c'è l'esistenza reale, la vita. Il setting del gioco, così come quello della psicoterapia ricostruttiva, ha bisogno di essere definito da alcune regole che servono a "garantirlo" (es.: spazio, tempo, dedizione, durata, partecipanti, ecc.). L'esperienza ludica infatti favorisce l'attivazione di problematiche inconsce, la liberazione di contenuti rimossi, e, attraverso la scarica delle tensioni interne e la ristrutturazione attiva di situazioni passivamente vissute, costituisce non solo una forma naturale di difesa contro l'angoscia, ma anche, tramite il controllo degli oggetti, un'esperienza maturativa dell'io.

Con il progresso degli studi l'attività ludica nella terapia ha assunto forme sempre più elaborate e complete: l'utilizzazione dei cosiddetti giochi introspettivi, psicologici e di ruolo (Santoni, 1997), oltre a stimolare la rielaborazione delle esperienze passate, può costituire una vera e propria modalità terapeutica "ristrutturante" utile quindi anche per persone con gravi problemi psichici. Ecco allora che individualmente o nel trattamento di gruppo i giochi introspettivi vengono utilizzati per ridimensionare la portata ansiogena del contatto con la problematica psichica, introdurre il soggetto ad un diverso rapporto con il trattamento terapeutico e con se stesso, ridimensionare l'influenza dei meccanismi di difesa nel trattamento. Il gioco è anche quello spazio di oscillazione tra una posizione e l'altra - il gioco che fanno la vite e il dado (Rovatti, 1998)- e così nella patologia mentale grave è quello spazio tra il non poter entrare in gioco (fantasia negata) e il non poter uscire dal gioco (delirio). Ecco quindi che la ludoterapia entra a pieno titolo nel trattamento terapeutico divenendo esperienza paradigmatica di padronanza della propria mente e le capacità acquisite in uno spazio protetto possono essere applicate al mondo esterno, al servizio dell'esistenza.

Bibliografia:
- Rovatti P.A., "Il paiuolo bucato" Raffaello Cortina 1998
- Santoni G. in Manes S. (a cura di) "83 giochi psicologici per la conduzione dei gruppi" F. Angeli 1997
Già pubblicato su "Artiterapie" N.° 1/2001 Reg Trib Roma N. 38/95