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Educatori professionali, la strada, il territorio

Educatori professionali, la strada, il territorio



Pigalle, nel cuore della Parigi a luci rosse, esiste un ristorante la cui denominazione di sapore biblico - Siloe - non dovrebbe suscitare incertezze sul tenore della sua gestione: è il nome della piscina, affollata di persone in condizioni di difficoltà fisica in attesa che l'angelo celeste scenda ad agitarne le acque per tuffarvici nella speranza di ottenere, il più sollecito, la guarigione.

La gestione, infatti, è affidata ad una delle Associazioni regolate dalla legge francese che data dal 1901 e dichiarate di pubblica utilità; esse gestiscono gran parte dei servizi sociali francesi in nome e per conto dello Stato, con il finanziamento dello Stato. Vi operano molti educatori professionali, specializzati secondo la denominazione francese. Dall'occasione del porgere un pranzo od una cena a buon prezzo, nasce la possibilità, di chiacchiera in chiacchiera, di accostare la popolazione giovanile, maschile e femminile, che frequenta il quartiere, notoriamente equivoco; dal dialogo alla richiesta di aiuto il passo può anche essere, a seconda dei casi, breve.

Accanto, a rue Barbés, o a Pantin, più in là, dietro Montmartre e verso l'aeroporto Charles de Gaulle, degli appartamenti per accogliere le persone per un' ospitalità anche di breve durata, offrendo uno spazio più tranquillo e più rassicurante per costruire assieme un piano di azione e di intervento.

A Place St. Michel, all'inizio del quartiere latino, subito al di là della Senna, venendo dal nodo "Metro" di Chatelet, attraversata l'Ile de France ove si erge la superba cattedrale di Notre Dame, gli educatori professionali specializzati trascorrono le notti, nei bistro aperti della zona, in compagnia dei "clochard", i barboni della Capitale.

Ed a pochi passi dalla Care de Lyon, la stazione ferroviaria delle linee ferroviarie provenienti dal Sud, un appartamento ed un n. telefonico cui possono rivolgersi tutti i giovani di minore età che si trovino in difficoltà nella grande metropoli capitale: accoglienza immediata e senza formalità alcuna da parte di una équipe di educatori professionali, operante con una équipe tecnica specialistica: diritto di asilo per 48 ore anche nei confronti della Giustizia Minorile. Patti chiari ed amicizia lunga: l'accoglienza (che comporta vitto ed alloggio a completo carico del `Punto Giovani' ) non può prolungarsi oltre una settimana durante la quale l'impegno è di trovare la soluzione, almeno iniziale, alle difficoltà in atto: rientro in famiglia, trasferimento ad un altro servizio, sistemazione autonoma, presa di responsabilità diretta nei confronti degli organi giudiziari, ecc.

Il rifiuto di una soluzione comporta la cessazione del diritto di asilo e la segnalazione della presenza del minorenne alla Magistratura Minorile.

Copenaghen: educatori infiltrati fra i tossicodipendenti della cittadella autonoma di Cristiania, costituita occupando nel 68' famoso un complesso di caserme abbandonate, vengono ammessi alla utilizzazione di un appartamento della comunità, ed acquisiscono la possibilità di influire, come cittadini di Cristiania, sulle decisioni del gruppo. Oppure sparpagliati lungo i marciapiedi delle piazzette del centro a condividere gli angoli della città con i fruitori di droga, per stringere amicizia e favorire incontri con precisi riferimenti in luoghi vicini in cui l'incontro possa proseguire in fasi costruttive di aiuto, di dibattito, di progettazione.

Come si vede non v'è luogo che non possa divenire un `punto di partenza' per iniziare un itinerario.

A Magonza un edificio scolastico oramai privo di alunni a motivo della denatalità, viene trasformato dalla Municipalità in un `Centro di Aggregazione Giovanile' ove gli educatori sociali/professionali interrogati sulla loro funzione ed azione, rispondono: “Ci siamo per aiutare i giovani a realizzare i loro progetti ed i loro desideri; siamo in attesa di essere interpellati per un consiglio, per un aiuto, per un progetto di attività o di vita... Trascorriamo il tempo della giornata assieme, stringiamo amicizie; da cosa nasce cosa...

Del resto è nella Capitale francese che nelle banlieue, ove oggi alle bidonville si sono sostituiti anonimi grattacieli o colossali isolati, sono sorte fin dal dopoguerra, attorno agli anni 45', le "Equipes d'Amitié": l'amicizia come finalità e metodologia educativa, accettando le persone come sono e per quel che sono, nonostante tutto, persone, anche se affievolite da una vita randagia lungo i marciapiedi e nei bistrò, nelle osterie o nei caffè della periferia.

Gli scarsi risultati dell'educazione residenziale convinsero gli educatori francesi a tentare nuove linee di intervento già nell'immediato dopoguerra; essi che partendo dal volontariato nell'ambito dello Scoutismo francese, avendo fin dagli anni antecedenti il secondo conflitto mondiale trasformato in un modo più umano carceri e case di rieducazione minorili del loro paese, avevano trasformato anche il loro volontariato in professione, quella dell'educatore specializzato/professionale

Così dal 1950 iniziarono l'esperienza di nuove forme di educazione non formale specializzata, di azione educativa in ambiente aperto (a.e.m.o = aetion educative en milieu ouvert), di educazione di strada; ben presto, per l'equivocità della denominazione, ridenominata prevenzione specializzata.

Si trattò di una contestazione ante litteram di un' educazione che rischiava, come rischia sempre, di sclerotizzarsi e di rinsecchirsi se non alimentata dalla creatività e dall'irrequietezza dei professionisti dell'educazione: educazione come arte e scienza assieme.

L'educatore di prevenzione specializzata si è costituito come uno degli aspetti della attività dell' educatore professionale specializzato/ sociale; non generico, ma professionista; non gettato sul territorio alla rinfusa ed a caso, ma con precisi riferimenti anche organizzativi, concretizzati in strutture di riferimento e di appoggio, tali da costituire un nuovo settore di un più ampio servizio, una articolazione di una più ampia professione.

Un concetto sembra scaturire evidente dalle esperienze dei colleghi dei paesi a noi più anche territorialmente vicini, aiutati, in alcuni casi da una tradizione e da una legislazione che non ha conosciuto interruzioni politiche quali le nostre, se si pensi che la Germania si avvale di una legislazione a favore dei giovani, risalente ai tempi del Regno prussiano e che le iniziative municipali preunitarie di ricreatori giovanili in Italia sono state centralizzate ben presto dalla burocrazia ministeriale del Regno, concentrate sotto la responsabilità del Ministero dell'Educazione Nazionale al servizio limitativo dell'istruzione, in funzione di doposcuola a favore dei soli alunni `bisognosi' economicamente o culturalmente, in funzione cioè di `ghetto' per i figli delle famiglie più emarginate socialmente.

Tale concetto è il concetto prodigioso di `amicizia', quando sia autentica e non confusa con utilità o connivenza.

Che cosa vi è, dunque, di assolutamente necessario ed indispensabile, di essenziale in un'attività educativa rivolta ai minorenni ed ai giovani su base territoriale, in ambiente aperto, in un punto di aggregazione o in una attività di incontro spontaneo ?

Non le attività, non le strutture, non le tecniche: tutto ciò costituisce le occasioni di incontro, importanti, naturalmente. L'essenziale sta, invece, nel rapporto di amicizia fra educatore e giovani, fra il giovane ed il gruppo: senza questo tipo di rapporto tutto il resto è assolutamente inutile.

Ne tengano conto i signori amministratori ed i signori amministrativi quando redigono bandi, gestiscono concorsi, richiedono, giustamente, la presentazione di progetti.

Paolo Marcon educatore professionale

Paolo Marcon, Educatori professionali, la strada, il territorio, in Foglio di informazione, quindicinale promosso dall'Assessorato alle Politiche sociali e ai servi della persona del Comune di Roma, 1 luglio -15 luglio 1999 , pg.3