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La formazione e i bisogni formativi degli educatori professionali

La ricerca che vi proponiamo risponde alla vocazione interdisciplinare della S.I.P.E.A. poiché essa si interessa sia di psicologia che di educazione non formale.
La S.I.P.E.A. ha condotto le sue prime esperienze nell'ambito della formazione degli educatori, in collaborazione con la cattedra del prof. Paolo Marcon, presso la facoltà di Scienze dell'Educazione, in quella che allora si chiamava SFEC (scuola fini speciali per educatori di Professione e di Comunità).

Attualmente la S.I.P.E.A. continua il suo impegno nell'attività di formazione post-universitaria di educatori professionali, collabora con riviste che si occupano di questioni che riguardano l'Educazione, coopera con strutture pubbliche e del privato sociale per la formazione, l'aggiornamento e la supervisione al lavoro degli educatori professionali. 

La motivazione ad approfondire, attraverso una indagine sperimentale, il tema della formazione e la tipologia dei bisogni formativi che gli educatori manifestano nel corso della loro esperienza lavorativa, nasce dalla constatazione dell'importanza della formazione intesa come processo di sviluppo professionale e personale, da mettere in atto non solo nel periodo precedente l'inserimento lavorativo ma durante tutta la durata della vita lavorativa (la formazione permanente), al fine di porre in collegamento la teoria con la pratica ed arricchire ognuna del significato dell'altra.
La formazione permanente consente di realizzare una effettiva maturazione della professionalità dell'educatore, contribuendo al raggiungimento della consapevolezza che "non è possibile svolgere le attività richieste dal mandato operativo basandosi esclusivamente sulla cultura dell'agire: è necessario, infatti, affiancare alla realizzazione delle competenze professionali una elaborazione e una sistematizzazione nel tempo delle teorie e delle esperienze"¹

E' solo la lettura critica del proprio operato, realizzabile tramite lo studio e la riflessione, che determina la possibilità reale di "apprendere dalla esperienza". L'obiettivo principale della ricerca è stato quello di indagare sul concetto di formazione e sui bisogni formativi degli educatori professionali, non in senso astratto, ma a partire dalla loro esperienza lavorativa che, spesso, avviene in situazioni limite e, altrettanto spesso, rimane nell'ombra. 

¹S. Miodini, M.T. Zini, L'educatore professionale, NIS, Roma, 1995, pag. 119.

LE FASI DELLA RICERCA

In questo capitolo descriveremo le modalità che abbiamo seguito nell'organizzare la ricerca e nell'elaborare e somministrare il questionario. 

1. Analisi bibliografica
La prima fase della indagine è stata caratterizzata dalla ricerca bibliografica e dall'analisi di studi sperimentali con caratteristiche simili a quello in oggetto, cioè riguardanti i bisogni formativi degli educatori professionali o di altri professionisti sociali. Abbiamo potuto constatare l'assenza di studi relativi alle esigenze formative degli educatori professionali, mentre ci siamo potuti avvalere di studi riguardanti altre professioni; in particolare, della ricerca empirica condotta su un campione di 750 infermieri, focalizzata sui significati e sui vissuti dell'esperienza lavorativa di infermiere nei contesti ospedalieri.² Questa ricerca ci ha fornito indicazioni preziose in riferimento al campionamento, all'uso del questionario, alla suddivisione del questionario in aree di interesse e alla analisi delle risposte sulla base di variabili significative. Molto utile si è rivelata la parte relativa alla concezione della professione di infermiere e alle esigenze formative della stessa.

² F. Avallone, M.G. Gemelli, Lavorare in ospedale. Ricerca psicosociale sulla condizione professionale degli infermieri, Franco Angeli, Milano 1996, pag. 81

2. Campionamento e procedure di somministrazione del questionario
Il questionario sui bisogni formativi degli educatori professionali è stato somministrato agli educatori operanti in alcune strutture del Privato Sociale del Comune di Roma. Il numero totale degli educatori operanti a Roma è stato stimato intorno alle 2000 unità³ . Sulla base di questa valutazione abbiamo deciso di somministrare il questionario a un campione di 70 educatori, che rappresenta il 3.5% del totale. Gli educatori professionali sono stati contattati attraverso le strutture lavorative di riferimento. Sono state individuate tre aree principali di lavoro dell'educatore:
  • l'area del disagio minorile;
  • l'area delle tossicodipendenze;
  • l'area dell'handicap e del disagio mentale.
Per ogni area è stato scelto un elenco di dieci cooperative sociali da contattare telefonicamente per verificare la loro disponibilità a partecipare e per spiegare le modalità e le finalità generali della ricerca. Alle cooperative che si sono mostrate interessate a partecipare è stata inviata, tramite fax , una lettera di presentazione ufficiale della ricerca stessa; per ogni cooperativa è stato individuato un referente per i nostri successivi contatti telefonici. Delle cooperative contattate, la metà ha rifiutato la partecipazione alla ricerca; ciò ha determinato una ulteriore selezione di cooperative per il raggiungimento del campione di educatori previsto. Poiché le cooperative che non hanno partecipato erano per la maggioranza appartenenti all'area dell'handicap e della tossicodipendenza, si è verificata una maggiore presenza di cooperative nell'area del disagio minorile. 
Le Cooperative partecipanti alla ricerca sono 15; ad esse è stato inviato un numero di questionari pari al numero di educatori presenti nell'organico. La fase della restituzione dei questionari non è stata semplice. I tempi sono stati più lunghi del previsto. Alcune cooperative hanno restituito i questionari inviandoceli per posta, altre hanno preferito che la restituzione avvenisse a mano.
Il dato più importante è che una percentuale consistente di questionari non è stata restituita (il 24.3%). Le motivazioni addotte per giustificare questo fatto sono state diverse: alcuni educatori non hanno voluto compilarlo, alcuni questionari sono andati persi, altri non sono stati restituiti dagli educatori dopo la compilazione. Di fatto ciò ha provocato una riduzione del numero di educatori del campione che è passato da 70 a 53 unità. 
La descrizione generale dei risultati della ricerca è stata inviata alle Cooperative sociali che vi hanno partecipato. 

³ Fonte Anep

3. Il questionario
Nello svolgimento della ricerca abbiamo utilizzato la tecnica del questionario per i noti vantaggi della rapidità, della economicità e dell'anonimato ad esso connessi.
Le domande sono state suddivise in due aree principali: una riguardante la formazione (valutazione della formazione ricevuta, della formazione in itinere e delle modalità formative ritenute più adeguate allo svolgimento della professione), un'altra riguardante i bisogni formativi (la tipologia e la modificazione dei bisogni nel tempo). Queste sono state precedute da informazioni di carattere anagrafico per le quali è stato garantito l'anonimato.
Il questionario si compone di nove domande chiuse, due delle quali prevedono una possibilità di approfondimento libero da parte dell'intervistato. Si è preferito utilizzare domande chiuse piuttosto che aperte poiché quelle chiuse sono più facili e veloci da somministrare e da codificare. In particolare sono state utilizzate, nella maggioranza dei casi, domande chiuse a risposta graduata, nelle quali l'intervistato poteva scegliere tra varie alternative di una scala di giudizio. I dati anagrafici mirano ad ottenere le seguenti informazioni: età, sesso, istituzione presso la quale è stato conseguito il diploma, anzianità lavorativa ed attuale struttura di intervento. 
Con la prima domanda si chiede agli intervistati una valutazione del corso per educatori svolto.
La seconda e la terza, collegate tra loro, mirano ad evidenziare gli eventuali momenti di formazione (personale ed organizzata) nei quali gli intervistati sono impegnati. La quarta domanda vuole individuare la percezione dell'importanza della formazione per gli educatori professionali. Volutamente questa domanda non è stata posta all'inizio del questionario per evitare che una risposta positiva a questa potesse condizionare le altre, in particolare la seconda e la terza. 
Nella quinta domanda si individua un elenco di modalità e momenti formativi e si chiede agli intervistati di valutarne l'importanza.
Nella sesta domanda si propone un elenco di aspetti della vita lavorativa chiedendo agli intervistati di esprimere il loro grado di soddisfazione in relazione ad ognuno di essi, ritenendo che un'esigua soddisfazione corrisponda all'espressione di un bisogno.
Nella settima e nell'ottava domanda si chiede direttamente quali sono gli elementi del lavoro in cui si ha una forte esigenza formativa e quali attività formative, potendo, si sceglierebbero.
L'ultima domanda vuole evidenziare l'eventuale cambiamento dei bisogni formativi nel corso dell'attività lavorativa. Nel rispondervi l'intervistato può approfondire liberamente quali sono i bisogni che, nel tempo, sono stati avvertiti di meno e quali, al contrario, sono stati avvertiti con maggiore intensità. 

DESCRIZIONE GENERALE DEI RISULTATI
Sulla base dei questionari abbiamo considerato la variabile sesso; la variabile età suddivisa nelle classai: 22-30, 31-35, >35 anni; ; la variabile corso di provenienza suddivisa nelle classai: Università Pubblica, Università Privata e Corsi Regionali la variabile settore di intervento suddivisa nelle classai: minori, handicap, tossicodipendenti e altro, . e l'anzianità lavorativa suddivisa nelle classai: 1-5, 6-10, >10 anni.

La prima delle tre classai in cui è stata suddivisa la variabile età (22-30 anni), presenta un intervallo maggiore della seconda (31-35 anni) poiché vi è stato inserito l'unico caso di educatore professionale del campione avente meno di 25 anni (22).

I dati anagrafici rilevano una netta prevalenza delle donne che rappresentano il 66% del campione.
I dati relativi all'età mostrano una equivalenza di persone che appartengono alle prime due fasce di età, con una percentuale del 28% circa ognuna, mentre la percentuale di coloro che appartengono all'ultima fascia è del 43% circa.
La maggior parte degli educatori del campione proviene dall'Università pubblica e dai Corsi regionali, solo l'11% circa proviene dall'Università privata.


Gli educatori del campione lavorano prevalentemente con i minori (il 70% circa), i restanti educatori si distribuiscono piuttosto equamente tra i settori handicap, tossicodipendenti e "altro" che comprende l'emergenza sociale e il settore anziani.
La metà circa degli educatori del campione lavora da meno di 5 anni nel settore educativo, pur essendo alta la percentuale di educatori che superano i 35 anni di età (il 43.4%).
Alla Domanda n°1 ("Come valuti la formazione ricevuta durante il corso per educatori professionali?") il 62.3% degli educatori intervistati ritiene "abbastanza soddisfacente" la formazione ricevuta durante il corso di diploma, il 20.8% la ritiene "molto soddisfacente", il 9.4% "poco soddisfacente" e il 3.8% "per niente soddisfacente". A questi si aggiunge un 3.8% che non risponde alla domanda.
Considerando la variabile "corso di provenienza" si evidenzia una percentuale simile di media soddisfazione tra coloro che provengono dall'Università pubblica e quelli che provengono dall'Università privata, il 68% nel primo caso e il 66.7% nel secondo. Coloro che provengono dall'Università privata si attestano tutti intorno alle risposte di positiva soddisfazione (molto e abbastanza soddisfatti), mentre quelli che provengono dall'Università pubblica e dai Corsi regionali si distribuiscono su tutte e quattro le risposte. In particolare, l'8% di quelli che provengono dall'Università Pubblica e il 14.3% di quelli che provengono dai Corsi regionali, valutano la formazione ricevuta "poco soddisfacente", mentre l'8% di coloro che provengono dall'Università pubblica e il 4.8% di quelli che provengono dai Corsi regionali valutano "per niente soddisfacente" la formazione ricevuta. Tutti gli educatori che si sono espressi in quest'ultima maniera sono di sesso maschile, lavorano nel settore minori da meno di 5 anni e superano i 35 anni di età.

Alla Domanda n° 2 ("Attualmente hai un abbonamento ad una rivista di settore e/o leggi regolarmente libri inerenti l'ambito professionale?") gli educatori che affermano di leggere libri riguardanti il settore educativo sono poco più della metà, precisamente il 52.8% del campione, il 45.3% degli educatori intervistati afferma di non leggere libri relativi all'ambito professionale, mentre l'1.9% preferisce non rispondere alla domand
Coloro che leggono libri di settore rappresentano il 100% degli educatori provenienti dall'Università privata, il 40% di quelli che provengono dall'Università pubblica e il 53.4% degli educatori che provengono dai Corsi Regionali. La distribuzione rispetto al sesso vede una spaccatura a metà sia tra gli uomini che tra le donne del campione, anche se la percentuale di donne che afferma di leggere libri inerenti al settore è lievemente superiore alla metà del totale (il 54.3%). 

La Domanda n°3 ("Prima, durante o dopo il conseguimento del diploma di educatore, hai frequentato -o frequenti- corsi inerenti l'ambito psico-socio-educativo?"), trova risposta positiva nel 62.3% del campione e negativa nel 37.7%.
Anche qui gli uomini si dividono a metà tra le risposte positive e quelle negative, mentre tra le donne prevale, ancor più che nella domanda precedente, la percentuale di coloro che dicono di frequentare corsi inerenti l'ambito educativo con il 68.6%.
Il 56.5% di coloro che afferma di leggere libri inerenti l'ambito educativo ha più di 35 anni e lavora da meno di 5 anni, mentre più della metà di coloro che hanno meno di 30 anni, non legge libri né riviste di settore. La variabile "età" ci mostra, inoltre, una distribuzione interessante in coloro che appartengono alla fascia centrale (31/35 anni). Questi, infatti, nella Domanda 2 sono suddivisi equamente tra chi legge regolarmente libri inerenti l'ambito educativo e chi non svolge questo tipo di pratica, tuttavia, nella domanda successiva, la maggiore distribuzione percentuale rispetto all'età si ha proprio in questa fascia, con il 73.3% di coloro che affermano di aver partecipato a corsi inerenti l'ambito professionale, come se il minore approfondimento teorico venisse compensato da un aggiornamento professionale di tipo esperienziale. Considerando la variabile "anzianità lavorativa", notiamo una spaccatura a metà nella partecipazione a corsi inerenti l'ambito professionale tra coloro che lavorano da meno di 5 anni, mentre nelle altre fasce di anzianità lavorativa prevalgono nettamente coloro che frequentano questo tipo di corsi. La variabile "settore di intervento" ci mostra come coloro che lavorano nel settore handicap e coloro che lavorano nel settore tossicodipendenze si sono distribuiti con le medesime percentuali in entrambe le domande. In particolare coloro che lavorano nel settore handicap si sono divisi con una percentuale del 50% per il si e del 50% per il no sia nella seconda che nella terza domanda, mentre coloro che lavorano nel settore delle tossicodipendenze si sono distribuiti con la percentuale dell'80% per il si e del 20% per il no sia nella seconda che nella terza domanda.

Nella Domanda n° 4 ("Ritieni che la formazione e/o l'aggiornamento siano rilevanti per lo svolgimento dell'attività di educatore professionale?"), l'85% del campione ritiene sia la formazione che l'aggiornamento "molto importanti" per lo svolgimento della pratica lavorativa, il 13.2% li ritiene "abbastanza importanti", mentre l'1.9% del campione ritiene tali pratiche "poco importanti". Questo dato è rappresentativo nel 4% di coloro che provengono dalla Università pubblica. Nessuno degli educatori del campione ritiene tali attività per "nulla importanti".
Nella Domanda n° 5 ("Come valuti l'efficacia delle seguenti modalità di svolgimento dell'attività formativa in relazione al lavoro di educatore professionale"), vengono esplicitate le modalità di svolgimento dell'attività formativa che gli educatori del campione ritengono più efficaci. Esse sono: lo scambio di informazioni e di esperienze con coordinatori e supervisori, ritenuto "molto efficace" dall'83% del campione; il corso con didattica pratico-esperienziale, ritenuto "molto efficace" dal 79% del campione; lo scambio di informazioni e di esperienze con i colleghi, ritenuto "molto efficace" dal 73.6% del campione; lo stage, ritenuto "molto efficace" dal 57% del campione. E' interessante notare che si tratta in tutti i casi di attività che coinvolgono l'esperienza e la riflessione su di essa.
Valutando le risposte in base alla variabile "corso di provenienza" notiamo che il 92% di coloro che provengono dall'Università pubblica considera molto efficace lo scambio di informazioni e di esperienze con coordinatori e supervisori, l'83.3% di coloro che provengono dall'Università privata considera molto efficace lo stage e l'85.7% degli educatori che provengono dai Corsi regionali considera molto efficace il corso con didattica pratico-esperienziale. Considerando la "variabile anzianità lavorativa" constatiamo che il 73.1% di coloro che lavorano da meno di 5 anni considera "molto efficace" lo scambio di esperienze con i coordinatori e i supervisori. Tra coloro che lavorano dai 6 ai 10 anni la percentuale maggiore di piena efficacia la troviamo nello scambio di informazioni e di esperienze con i coordinatori e i supervisori (il 93.3%). Il 90.9% di coloro che lavorano da più di 10 anni considera "molto efficace" lo scambio di esperienze con coordinatori e supervisori e il corso pratico-esperienziale. La variabile "età" mostra una confluenza di percentuali superiori all'80% in tutte e tre le fasce individuate nell'attività di scambio di informazioni e di esperienze con coordinatori e supervisori. La variabile "settore di intervento" ci mostra che la totalità di coloro che lavorano nel settore handicap considera molto efficace il corso pratico-esperienziale, mentre gli educatori che lavorano con i minori e quelli che lavorano nell'ambito delle tossicodipendenze considerano maggiormente efficace lo scambio di informazioni e di esperienze con coordinatori e supervisori. Quest'ultima modalità è, inoltre, quella preferita dall'83% degli uomini e dalla stessa percentuale delle donne del campione.
L'importanza data dagli educatori del campione alla connessione degli aspetti esperienziali e teorici nella formazione viene confermata dal fatto che la modalità ritenuta meno efficace è la formazione a distanza. Il 66% delle donne la ritiene poco efficace, mentre gli uomini la considerano per il 39% poco efficace e per l'11,1% per niente efficace. Le variabili "età" e "anzianità lavorativa" mostrano come nessuno di coloro che hanno meno di 30 anni e un'anzianità di lavoro compresa tra i 6 e i 10 anni valuta come molto efficace la formazione a distanza, mentre la percentuale maggiore di educatori che ritiene questa modalità scarsamente efficace, si ha tra coloro che superano i 35 anni di età e lavorano dai 6 ai 10 anni. Considerando la variabile "corso di provenienza", gli educatori che si esprimono più decisamente contro l'efficacia della formazione a distanza sono quelli provenienti dall'Università privata con l'83.3%.
E' interessante notare che la modalità indicata come "formazione individuale", cioè la lettura di libri e riviste specializzate, viene ritenuta poco efficace dal 5.7% del campione e addirittura per niente efficace dall'1.9% del campione. 

La Domanda n° 6 ("Esprimi il tuo livello di soddisfazione in relazione ai seguenti aspetti del tuo lavoro") ha l'obiettivo di rilevare gli aspetti del lavoro educativo in cui si manifesta la minore soddisfazione e quindi, presumibilmente, un fabbisogno formativo. Gli aspetti meno soddisfacenti per gli educatori del campione sono la gestione dell'affaticamento lavorativo con il 30.2% del campione e la supervisione con il 26.4%.
Nell'ambito della variabile "anzianità lavorativa", è tra coloro che lavorano da meno di 5 anni che va ricercata la minore soddisfazione nei due aspetti considerati, mentre la variabile "età" mostra che la gestione dell'affaticamento lavorativo è più insoddisfacente per gli educatori che superano i 35 anni. Il settore di intervento in cui si sente più forte la difficoltà a gestire l'affaticamento lavorativo è l'handicap, mentre per quel che riguarda il sesso notiamo che sono le donne a mostrare minore soddisfazione su questo aspetto della vita lavorativa.
Relativamente alla supervisione, va notata una discreta percentuale di non risposta: il 9,4%. Ciò potrebbe essere collegato all'assenza di questo momento fondamentale di riflessione sul lavoro educativo.
L'aspetto del lavoro in cui si registra la maggiore soddisfazione è quello legato alla relazione con l'utente, con una forte differenza tra uomini e donne: il 50% dei primi e il 68.8% delle seconde. 

La Domanda n° 7 ("Rispetto a quali, tra i seguenti elementi del lavoro educativo, ritieni di avere una esigenza formativa") vuole rilevare direttamente le esigenze formative degli educatori del campione. Gli aspetti in cui è più forte l'esigenza formativa sono: le dinamiche di gruppo, la mediazione, la definizione del ruolo dell'educatore nell'ambito dei vari settori di intervento, la progettazione degli interventi educativi, le tecniche educative, la supervisione e la creazione dell'impresa sociale.
La variabile "corso di provenienza" mostra che la maggiore percentuale di coloro che provengono dall'Università pubblica ritiene di avere una esigenza formativa nell'aspetto della mediazione, tra coloro che provengono dai Corsi regionali la maggiore esigenza formativa si ha per le dinamiche di gruppo, mentre tra coloro che provengono dall'Università privata la maggiore percentuale di esigenza formativa si ha per la definizione del ruolo dell'educatore nell'ambito dei vari settori di intervento. La variabile "anzianità lavorativa" mostra una forte esigenza formativa tra coloro che lavorano da meno di 5 anni nelle tecniche educative, mentre tale esigenza è totalmente assente in coloro che lavorano da più di 10 anni, i quali evidenziano bisogni connessi soprattutto al progetto educativo e alle dinamiche di gruppo. Coloro che lavorano dai 6 ai 10 anni manifestano una forte esigenza di formazione nella mediazione. Gli educatori più giovani mostrano un fabbisogno nella definizione del ruolo dell'educatore in relazione ai vari settori di intervento, mentre quelli che superano i 35 anni di età manifestano una forte esigenza di formazione nella mediazione. Gli educatori che lavorano nel settore minori, mostrano un forte bisogno formativo nella mediazione e nella definizione del ruolo dell'educatore, coloro che lavorano nel settore handicap sentono più forte l'esigenza di formarsi nelle dinamiche di gruppo e nel coordinamento delle azioni educative, mentre per quelli che lavorano nel settore delle tossicodipendenze le esigenze di formazione più importanti si hanno nelle dinamiche di gruppo e nella progettazione educativa.
I bisogni formativi più rilevanti nelle donne sono relativi alle dinamiche di gruppo e alle tecniche educative, per gli uomini sono la mediazione e la creazione dell'impresa sociale. 

Nella Domanda n° 8 ("Supponendo che ti venga proposta la partecipazione ad una sola tra le seguenti attività, quale sceglieresti?"), viene proposta la partecipazione ad ipotetiche attività formative. Le opzioni più richieste sono risultate le seguenti: "progettare l'intervento educativo", "la formazione continua dell'educatore professionale" e "comunicazione e relazione".
Considerando la variabile sesso è da notare che nessun uomo sceglie l'attività dal titolo "le tecniche espressive nel lavoro educativo" che viene scelta invece dalle donne, a conferma del fatto già emerso nella domanda precedente che sono maggiormente le donne del campione a riflettere sull'uso delle tecniche espressive nella relazione educativa. Gli uomini si orientano di più sulla progettazione e sulla comunicazione mentre è alta la percentuale di donne che sceglierebbe di partecipare ad attività riguardanti la progettazione e la formazione continua dell'educatore professionale. La variabile "anzianità lavorativa" mostra una grossa confluenza di coloro che lavorano da meno di 5 anni e di quelli che lavorano da più di 10 anni nella "formazione continua dell'educatore professionale"; tra coloro che lavorano dai 6 ai 10 anni la percentuale maggiore si riscontra nella voce "progettare l'intervento educativo". Nessuno degli educatori a più alta anzianità lavorativa ritiene interessante partecipare ad attività riguardanti il vissuto dell'educatore e le tecniche espressive nel lavoro educativo. L'attività riguardante il vissuto dell'educatore riceve un numero di consensi che diminuisce con il crescere dell'anzianità lavorativa. La variabile "corso di provenienza" conferma la maggiore adesione degli educatori alle attività relative alla formazione continua e alla progettazione educativa a prescindere dal corso di studi intrapreso. La variabile "età" mostra un altro dato interessante: pur nel generale consenso sulle due attività precedentemente citate, gli educatori più giovani si esprimono con il 26.7% sull'attività inerente il vissuto dell'educatore. Anche qui, come nell'anzianità lavorativa, la percentuale dei consensi diminuisce con l'età, per cui si può affermare che sono gli educatori più giovani e che lavorano da meno tempo a sentire più forte il bisogno di riflettere sul proprio vissuto.

La Domanda n° 9 ("I tuoi bisogni formativi si sono modificati nel corso dell'attività lavorativa?"), ha l'obiettivo di verificare se e in che modo si sono modificati i bisogni formativi degli educatori del campione. L'88.7% degli educatori ritiene che i propri bisogni si siano modificati nel corso dell'attività lavorativa. Di questi la maggioranza sono educatori che hanno un'età compresa tra i 31 e i 35 anni e con un'anzianità lavorativa che supera i 10 anni. Gli unici che rispondono negativamente a questa domanda sono gli educatori che lavorano da meno di 5 anni. Si tratta infatti di un periodo piuttosto breve di esperienza lavorativa perchè si possa verificare un cambiamento nei bisogni formativi. I bisogni avvertiti con il tempo in maniera maggiore sono: la formazione continua; una più adeguata progettazione educativa; la supervisione; le tecniche educative; il confronto in équipe; il coordinamento e la gestione delle emozioni. Tra i bisogni avvertiti con il tempo in maniera minore, ricordiamo: gli approfondimenti teorici; la partecipazione agli incontri istituzionali e alla definizione del ruolo professionale.



Quadro riassuntivo dei risultati

DOMANDE

RISPOSTE

 

a %

b %

c %

d %

n.r.%*

1

20.8

62.3

9.4

3.8

3.8

2

52.8

45.3

 

 

1.9

3

62.3

37.7

 

 

 

4

85

13.1

1.9

 

 

5.1

13.1

68

17

1.9

 

5.2

79

19

 

 

1.9

5.3

18.9

70

9.4

 

1.9

5.4

26.4

66

5.7

 

1.9

5.5

57

40

1.9

 

1.9

5.6

28.3

56.6

13.2

 

1.9

5.7

5.7

30.2

56.7

5.7

1.9

5.8

45.3

45.3

5.7

1.9

1.9

5.9

73.6

24.5

 

 

1.9

5.10

83

15.1

 

 

1.9

6.1

20.8

62.3

15.1

1.9

 

6.2

41.5

51

7.5

 

 

6.3

35.8

24.5

26.4

3.8

9.4

6.4

30.2

52.8

17

 

 

6.5

15.1

47.2

30.2

5.7

1.9

6.6

13.2

73.6

13.2

 

 

6.7

62.3

32.1

5.7

 

 

6.8

1.9

88.7

9.4

 

 

9

88.7

7.5

 

 

3.8

Domande 1, 2, 3, 4, 5, 6, 9

DOMANDE

RISPOSTE

DOMANDE

RISPOSTE

7.1

11.3

7.12

24.5

7.2

20.8

7.13

10.8

7.3

13.2

7.14

24.5

7.4

34

7.15

7.5

7.5

30.2

7.16

1.9

7.6

20.8

8.1

7.5

7.7

26.4

8.2

32.1

7.8

24.5

8.3

11.3

7.9

11.3

8.4

9.4

7.10

26.4

8.5

20.8

7.11

11.3

8.6

30.2



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SFEP (Scuola di Formazione Educatori Professionali) Città di Torino, Gruppo Abele (Università della Strada), L'educatore professionale tra formazione e lavoro, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1998.

Tonutti D., Quadro culturale e legislativo per una riforma dello Stato Sociale, in Animazione Sociale n°12, edizioni Gruppo Abele, Torino 1998.

Zaghi P., L'educatore professionale, Armando editore, Roma 1995.



PREMESSA
Introduzione al contributo del Prof. Paolo Marcon

CORPO, MENTE ED ESPERIENZA ESTETICA ONLINE
Video del convegno disponibili sul nostro canale Youtube

LA PERSONA E LA SUA LETTURA ATTRAVERSO IL MODELLO DELLA PSICOLOGIA UMANISTICA
La relazione con il portatore di handicap e le modalità di lavoro all’interno del gruppo classae di G. Santoni* M. Crescimbene

CAMBIAMENTI NEL LAVORO CON IL BAMBINO E L'ADOLESCENTE: SPAZI INSATURI DI PENSIERO E AZIONE
Di Giancarlo Santoni

DIMENSIONE E SIGNIFICATO PSICOLOGICO DEL TERRITORIO
Di Giancarlo Santoni

IL COUNSELLING ESPRESSIVO
Di Giancarlo Santoni

IL COUNSELLING
Di Giancarlo Santoni

IL GIOCO IN CONTESTI DI PATOLOGIA PSICHIATRICA
Di Giancarlo Santoni

IL GRUPPO E I GIOCHI PSICOLOGICI
Di Giancarlo Santoni

PARLARE PER GIOCO
Di Marco Menicocci

IL "FARE" DELLE ARTI TERAPIE
Alcuni spunti di riflessione sulla operatività nelle artiterapie.
Di Giancarlo Santoni

ERMENEUTICA DELLE ARTITERAPIE
Di Giancarlo Santoni

L’INTERROGATIVO TRA MENTE E CORPO
Di Giancarlo Santoni

ARTISTICAMENTE: PSICOANALISI E ARTE
Di Salvatore Zito

ARTISTICAMENTE: RELAZIONE FINALE CONVEGNO
Di Giancarlo Santoni