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Il gruppo e i giochi psicologici

Questo manuale ha lo scopo di fornire alcuni strumenti per facilitare il lavoro nei piccoli gruppi. Il gruppo primario o piccolo gruppo, cioè quello composto da un numero di partecipanti compreso tra gli 8 e i 25 membri, e` un contesto psico-sociale ricco di stimoli e di possibilità. Esso e` particolarmente indicato per lo sviluppo di processi quali la crescita personale, la maturazione e l`apprendimento.

Il quadro di riferimento entro cui si muove questo manuale e` quello della psicologia umanistica arricchita da altri modelli di intervento.

I giochi proposti sono quindi una elaborazione ed una selezione del filone più ricco e creativo in questo campo: Psicologia Gestalt, Rogersiana, Transazionale, Bioenergetica, Psicomotricita`, rivisitati o completamente reinventati; l'utilizzo delle tecniche Psicodrammatiche, di rilassamento, di fantasia guidata, di giochi di comunicazione non verbale e di movimento creativo ha poi fornito il completamento ad aspetti dei giochi ritenuti fondamentali.

J. L. MorenoI Gruppi esperienziali e i giochi psicologici ad essi funzionali si basano soprattutto sul cosiddetto "potenziale umano", cioè su quelle dimensioni - quali la libertà, la volontà, la creatività, la socialità - considerate le più significative e tipiche dell'esperienza umana.

Poichè il lavoro con i gruppi in ambito sociale, scolastico, psicoterapico ha avuto una grande affermazione negli ultimi venti anni, crediamo che questa tecnica andra` sviluppandosi sempre piu` anche in Italia per la formazione, l'addestramento, la selezione del personale e la psicoterapia.


I giochi psicologici in gruppo
I giochi psicologici in gruppo hanno lo scopo di far sperimentare ai partecipanti una particolare forma di apprendimento e oltre a fornire un primo livello di stimolo, ad attivare dei processi che consentono di prendere consapevolezza di dimensioni intrapsichiche e relazionali, nonche` facilitare l'acquisizione di nuovi modi di pensare, sentire e relazionarsi.

Nel piccolo gruppo per utilizzare la sperimentazione attiva e per stimolare l'emotivita` si puo` far ricorso, ad esempio, alla drammatizzazione e al movimento, queste tecniche facilitano l'instaurarsi di un clima affettivo-emotivo. Le regole per l'esecuzione dei giochi che vengono presentati sono necessarie per il raggiungimento di due obiettivi fondamentali: il primo e' quello di consentire lo svolgimento del gioco stesso; il secondo e' quello di facilitare il contatto con le tematiche che il gioco propone.
In questo modo le persone impegnate nel gruppo possono permettersi di abbassare le difese, esplorando e cogliendo elementi importanti che le riguardano. Le regole all'interno del gioco consentono la sperimentazione e l`acquisizione di nuovi atteggiamenti e comportamenti in un ambito protetto, in un contesto non pericoloso.

Il raggiungimento di questi obiettivi e` facilitato dalle caratteristiche peculiari del piccolo gruppo in cui diviene possibile lavorare e stimolare, contemporaneamente ed in modo caratteristico, i tre livelli: quello emotivo-affettivo, quello cognitivo e quello esperienziale.

La struttura stessa dei giochi psicologici offre condizioni che favoriscono l`attivazione di processi dinamici all'interno dei gruppi:
  • alcune regole e prescrizioni che orientano il comportamento del partecipante;
  • viene offerto ai partecipanti uno spazio ludico in cui fare esperienza insieme ad altre persone.
  • una simulazione della realtà, da cui attingere alcune tematiche privilegiate dal conduttore del gruppo;
  • garanzie di sicurezza per il partecipante: il conduttore proporra` sempre giochi che non presentino situazioni troppo ansiogene;
I giochi psicologici presentati sono stati formulati tenendo conto di una precisa concezione antropologica che fa riferimento alla psicologia umanistica; per il loro svolgimento sono necessarie alcune competenze psicologiche di base, acquisibili dall'uso di questo testo e di altra letteratura in materia. In alcuni esercizi, ad esempio, metodi proiettivi aiutano il partecipante a fa emergere dalla coscienza ricordi, sentimenti, desideri, idee, speranze.

Vi sono dei giochi che utilizzano l'esagerazione di un determinato comportamento, al fine di rendere evidenti le conseguenze personali e/o sociali dello stesso. Altri introducono nel gruppo situazioni di conflitto: i partecipanti vengono invitati ad esprimere la loro aggressività, oppure a fare il contrario di quello che fanno solitamente, per essere in grado di allargare il campo del loro comportamento. La tecnica del cambio di ruolo permette di osservare la situazione che si sta giocando da un'altra prospettiva psicologica, consentendo di sviluppare una maggiore comprensione verso il partner. Altri giochi utilizzano la tecnica dell'identificazione, mediante la quale i partecipanti possono entrare in contatto con aspetti poco percepiti della propria persona o degli altri partner.

Alcuni giochi utilizzano la ripetizione di vari stili di comunicazione e consentono di sperimentare le diverse conseguenze da essi generate. Altri che, utilizzando tecniche psico-corporee, favoriscono la percezione e la consapevolezza dell'unita` mente-corpo, inoltre sono molto utili per soggetti che hanno difficolta` di espressione tramite il linguaggio o che utilizzano l`espressione verbale a scopo difensivo. Infine vi sono degli esercizi che permettono di scoprire quali tipi di comportamento sono più efficaci nel gruppo. Il momento favorevole per proporre un gioco va attentamente valutato: alcuni sono adatti ad una fase iniziale, altri ad una fase conclusiva del lavoro del gruppo.

Aspetti tecnici del lavoro con i gruppi
Compito di questo capitolo è quello di fornire al lettore alcune informazioni sugli aspetti tecnici e teorici del lavoro con i gruppi. Per una conoscenza più approfondita si rimanda alla lettura dei testi in materia che, negli ultimi anni, hanno goduto di una notevole diffusione e di cui troverete un'abbondante bibliografia al termine del presente volume.

Il problema iniziale, quando ci si appresta a lavorare con più persone, è quello della composizione del gruppo. In molte esperienze esso è un'entità stabilita in partenza: il gruppo classae, i colleghi di lavoro appartenenti a quel settore, i candidati ai posti di..., i componenti della comunità terapeutica; in altre, ad esempio in ambito sociale o psicoterapeutico, il lavoro per la composizione del gruppo è il primo compito che il conduttore deve affrontare.

1. La composizione del gruppo.

Gran parte dei successi e degli insuccessi del lavoro con il gruppo dipendono dalla sua composizione, cioè dalla disposizione dei partecipanti a questo genere di attivita` e dalle loro caratteristiche personali. Per questo motivo il conduttore, prima dell'inizio del lavoro, dovrà effettuare un colloquio preliminare con ciascun aspirante.

Il colloquio può fornire all'aspirante notevoli informazioni in merito alla motivazione, all'opportunità di effettuare un'esperienza del genere, mentre il trainer puo` valutare le caratteristiche dell'individuo e la possibilità che quel partecipante sia di stimolo a quel gruppo o che quest'ultimo possa accoglierlo positivamente.

Riguardo alla composizione, la letteratura in materia suggerisce di bilanciare aspetti di omogeneità ad aspetti di eterogeneità; una buona regola è quella cosiddetta "dell'arca di Noè", cioè un assortimento equilibrato dei membri del gruppo. Il conduttore dovrà tenere conto di aspetti quali il sesso, l'età, il quoziente intellettivo, le caratteristiche della personalità di ciascun partecipante e, nei gruppi terapeutici, il tipo di patologia presentata.
Con le dovute eccezioni, valutate dal conduttore, nessun componente dovrebbe apparire particolarmente isolato (ad esempio l'unico a basso livello di scolarità, l'unica persona oltre i quaranta anni, l'unico omosessuale, ecc.), poiché eventuali episodi di emarginazione lo potrebbero far diventare un "capro espiatorio"; e` necessario, quindi, che il gruppo sia equilibrato e rappresentativo. Alcune persone sono tendenzialmente inadatte a questo tipo di attività: personalità fortemente paranoiche, personalità psicotiche, sociopatiche, soggetti particolarmente "rigidi" che nelle interazioni tenderebbero a negare sistematicamente gli interventi degli altri membri.

L'esperienza in gruppo psicoterapeutico sembra invece particolarmente indicata per persone con tendenze alla somatizzazione, perché riuscirebbero così ad esprimere, nel gruppo, il conflitto, anziché manifestarlo tramite il corpo. Il lavoro in gruppo risulta inoltre utile per soggetti con vissuti di inadeguatezza e di inferiorità, perché verrebbero aiutati dagli altri componenti ad individuare l'origine personale dei loro problemi; infine per coloro che presentano disturbi narcisistici nell'integrazione, perché costituirebbe esso stesso una buona base di coesione che li aiuterebbe così a raggiungere una visione migliore di se stessi e della propria storia.

Il gruppo psicoterapico è solitamente formato da otto/dieci, tutt'al più quindici persone, divise possibilmente in maniera equa tra maschi e femmine. Il conduttore e l'eventuale osservatore si uniscono ad esso. Fa eccezione a questa regola il lavoro svolto negli ospedali, nelle comunità terapeutiche ed anche in altre tipologie che, nascendo in situazioni particolari, debbono rispondere a specifiche esigenze.

Concludendo, è importante tenere presente contemporaneamente le esigenze dell'individuo e dell'insieme, ciò perché il tempo di evoluzione e maturazione del gruppo non necessariamente coincide con quello di cambiamento delle persone che lo compongono. I singoli e il gruppo rimangono due entità diverse, regolate da "leggi" autonome. Compito del conduttore sara` facilitare i processi e la loro armonia.


2. Le fantasie sul gruppo prima dell'inizio.

E' interessante notare che per i partecipanti inizialmente (soprattutto se non si conoscono) il gruppo appare come un'entità piuttosto compatta con cui scontrarsi; è chiaro che non possono condividere l'immagine articolata e prospettica che ne ha il conduttore. Con l'inizio del lavoro i partecipanti cominceranno a mutare la loro visione rapidamente. L'unione di più persone suscita curiosità e rassicurazione, dando ai membri la possibilità di "giocare a nascondino", di non esporsi o di ritirarsi a piacimento, di curiosare e di spiare il conduttore nel suo impegno; altre volte genera ansie: il componente potrebbe percepire il gruppo come fonte di insidie o come un insieme "troppo numeroso" di concorrenti.

Nei gruppi psicoterapici si riscontrano a volte delle modalità ambigue: il partecipante pensa frequentemente che la guarigione dai suoi disturbi sia più facilmente realizzabile in un relazione a due; il gruppo viene vissuto o come un ripiego, o come un'attività meno coinvolgente ed impegnativa. Diversamente, per alcuni soggetti, come un'attività` che pone problematiche fortemente ansiogene.
E' facile poi immaginare che, essendo questo tipo di seduta meno onerosa rispetto ad una individuale, molte persone finiscono per convincersi che è anche meno efficace.


3. Frequenza, durata, luogo delle riunioni.

Gli incontri possono variare nella loro cadenza o durata: orientativamente, per gruppi che non devono assumere caratteristiche di lavoro intensivo, la cadenza di un incontro a settimana viene considerata sufficiente, mentre per situazioni particolari quali ospedali, comunità terapeutiche la frequenza può divenire anche trisettimanale. La durata di una seduta può variare da un'ora e mezza a due ore, considerando che mezz'ora circa è necessaria perché il gruppo si "riscaldi".

Il luogo delle riunioni deve possedere necessariamente delle caratteristiche di tranquillità e riservatezza. Una stanza che non offra occasione di distrazione, sufficientemente grande ma non dispersiva, accogliente, senza mobili superflui, con un arredo sobrio e discreto, risulta essere l'ambiente ottimale; se lo si ritiene opportuno, si può utilizzare una stanza specifica per gli incontri diversa da quella dove i componenti si trovano abitualmente per svolgere altri lavori ( es. una stanza diversa dalla sala riunioni per il gruppo di training dell'industria, una stanza specifica per l`attivita` e non la corsia dell`ospedale), insomma un luogo che venga percepito come lo spazio del lavoro di gruppo.

Le sedie, comode e semplici, vanno disposte in cerchio, cosicché ciascuno può guardare gli altri, debbono presentare caratteristiche di minimo ingombro, all'occorrenza debbono poter essere spostate per lasciare spazio nella stanza ai giochi di movimento corporeo. Questi giochi pongono alcuni problemi organizzativi: una stanza con il parquet è ideale, può essere sufficiente della moquette, sono utili i tappeti per la psicomotricità.

I partecipanti potranno notare le eventuali assenze grazie alle sedie vuote, questo offrirà lo spunto al conduttore per far esprimere agli altri componenti fantasie, osservazioni e impressioni in merito.

Ciascuno si siede dove vuole e il cambiamento di sedia da una seduta all'altra può essere significativo (da un sedia vicina all'ingresso della stanza ad una più "interna", il contrario, sempre nella stessa posizione, vicino al conduttore o lontano, ecc...).


4. I giochi a scuola.

Molti dei giochi proposti sono adatti ai ragazzi e possono essere eseguiti a scuola. I docenti si trovano spesso ad affrontare l'apatia , l'aggressivita`, l'instabilita`, l'iperemotivita` tipiche dell'eta` dello sviluppo.
E poiche` nel processo di apprendimento vi e` una stretta interrelazione tra il settore cognitivo e quello affettivo, possedere gli strumenti che promuovano il benessere psicoemotivo dei propri allievi sara` di valido aiuto all'insegnante, soprattutto in presenza di alunni difficili.
I giochi proposti avvieranno i ragazzi ad avere una positiva e realistica immagine di se' e faciliteranno l'instaurarsi di gratificanti e corretti rapporti con gli altri.
L'insegnante scegliera' un'aula vuota o con pochi arredi. Se questo non e` possibile, bastera` accostare i banchi alle pareti e lasciare uno spazio libero centrale in cui mettere le sedie in cerchio. Il conduttore si siedera` con loro. Sara` opportuno che nella stanza non siano presenti persone esterne all`attivita', semplici spettatori o curiosi creerebbero un clima artificioso e di poca sincerita' nei ragazzi cui non piace sentirsi osservati. Le ore migliori per il lavoro di gruppo saranno quelle centrali della mattina; le ultime se si ha una classae a tempo pieno o a tempo prolungato. Saranno proficui incontri settimanali e bastera' disporre di un`ora di tempo.
Inizialmente alcuni ragazzi potranno reagire all proposte del conduttore ridendo o disturbando. Sara` questo il loro modo di difendersi da un lavoro cui non sono abituati e che porta alla luce aspetti della loro persona ancora sconosciuti. Il conduttore cerchera` di sostenere i ragazzi e comunichera` loro la possibilita` di astenersi dal partecipare ai giochi, invitandoli comunque a rimanere presenti nell`aula.
Il trainer dovra` evitare commenti scoraggianti, svalorizzanti; nel caso in cui sia l'insegnante di classae a condurre i giochi, egli dovra` essere ben attento alla maniera di interagire con i partecipanti e a porsi il problema della continuita` o no di questa con il proprio stile di docenza. Battute tipo: "sei sempre il solito", "se lo sapessero i tuoi...", "tu si che sei capace!", "non fare lo stupido!"; certamente propongono un tipo di relazione discutibile nelle attivita` in classae, ancora di piu` non faciliteranno le attivita` di gruppo.

Nei giochi psicologici è utile aiutare i bambini e i ragazzi ad agire "come se", si dovra` fare come se si mangiasse, come se si dormisse, come se si picchiasse etc., evitando di agire azioni violente o intime.
Alla fine di ogni gioco proposto e` utile far verbalizzare l`esperienza dei ragazzi, rispettando e chiedendo rispetto ai compagni su quanto viene espresso. Dopo le prime volte, questo lavoro entusiasmera` gli alunni, essi stessi apprenderanno ed elaboreranno una maniera di comportarsi confacente agli scopi ed aspetteranno con ansia il successivo appuntamento.


5. Il rapporto tra i partecipanti nel gruppo e fuori.

All'inizio del lavoro sarà utile fornire ai membri alcune informazioni: un richiamo alla puntualità, alla regolarità di partecipazione, alla discrezione in merito al contenuto delle singole sedute. Potrebbe verificarsi, infatti che i partecipanti parlino di ciò che avviene durante le sedute con persone esterne. Questo potrebbe essere sconveniente soprattutto nel lavoro con i gruppi psicoterapici. Oltre alla riservatezza a cui ha diritto ogni partecipante, tale comportamento può avere riflessi negativi, cioè può comportare la "dispersione" di riflessioni, pensieri, emozioni, che sono estremamente utili nel lavoro. Onde evitare queste situazioni, si suggerisce di riportare comunque qualsiasi cosa "all'interno del gruppo". I partecipanti, così stimolati, non esiteranno, qualora si verifichi, a comunicare a tutti la situazione accaduta.

Stessa raccomandazione va ripetuta in merito ai rapporti sociali tra i partecipanti: essi dovrebbero astenersene, soprattutto nei gruppi psicoterapici; ma nella pratica questa norma viene regolarmente trasgredita, quindi è utile ricordare che quanto di significativo accade fuori andrebbe riportato dentro.

Tutto cio` che accade all'interno del gruppo ha la sua influenza su ogni membro anche se i singoli possono non percepirlo, cosi` ad esempio, anche l'abbandono delle sedute da parte di un partecipante ha conseguenze negative sull'andamento del lavoro: e` quindi compito del conduttore evidenziare ogni fatto e situazione e farne oggetto di discussione.

Nel caso in cui l'abbandono avvenga all'inizio del lavoro, la risonanza nel gruppo è particolarmente forte e tutti gli autori ne individuano le cause particolarmente ne: a) una errata selezione dei partecipanti, b) un assortimento inadeguato degli stessi, c) una cattiva preparazione dei membri, d) una cattiva conduzione delle attività.


6. Il ruolo del conduttore.

Il leader è interamente responsabile della creazione e della convocazione del gruppo, la sua offerta d'aiuto rappresenta la ragion d'essere dell'attività. Iniziato il lavoro, egli è tenuto a svolgere funzione di sorveglianza al fine di prevenire il sorgere di attriti tra i partecipanti. All'inizio dell'attività il conduttore rappresenta la principale forza di coesione dei membri, poiché i partecipanti stabiliscono interazioni reciproche sulla base della loro relazione comune con il conduttore.

Nella psicoterapia individuale, diversamente da ciò che accade nei gruppi, il terapeuta funge da unico e diretto agente di modificazioni; nella situazione gruppale ha una funzione molto più indiretta. I fattori che influenzano i risultati del lavoro non provengono dal conduttore, ma principalmente dagli altri membri che offrono l'accettazione e l'appoggio, la speranza, l'esperienza di universalità, le occasioni per un comportamento altruistico, la retroazione interpersonale, la verifica e l'apprendimento. Il compito del conduttore è quello di consentire il massimo sviluppo di questi fattori, che aiutano la coesione, in una atmosfera che favorisca al massimo la comunicazione.

Nel suo "Manuale" Giovanni Boria, parlando dei gruppi di Psicodramma, afferma: "Fra i membri del gruppo devono circolare energie, conoscenze, emozioni reciproche... Lo psicodrammatista interviene soprattutto per facilitare... Per far emergere quel sentimento di fiducia, quel desiderio di intimità, quel coraggio di ricoprire ruoli sconosciuti o temuti che sono il prerequisito per addentrarsi nell'esperienza psicodrammatica. Egli fa questo attraverso una presenza attiva e propositiva, stimolante e spontanea, che eviti il nascere e il diffondersi dell'ansia all'interno del gruppo, ... Egli aiuta esplicitamente il gruppo ad immergersi in sentimenti di polarità positiva che liberino la spontaneità e il desiderio di espansione affettiva ... Il gruppo di psicodramma viene così a configurarsi come una realtà psicologica "sui generis", in quanto si caratterizza, dal punto di vista del vissuto, come una situazione che privilegia il benessere, ..." (Boria, 1983, p. 190-191).

Il conduttore deve riconoscere ed aiutare a superare quei fattori che, non tardando ad insorgere, preannunciano il dissolversi del gruppo. I continui ritardi, le assenze, la formazione di sottogruppi, lo smembramento derivante dalla socializzazione fuori dal gruppo, la creazione di capri espiatori, sono tutti fattori che minacciano la prosecuzione dell'attività e che solo in fase avanzata di lavoro i membri sapranno riconoscere da soli; all'inizio è compito precipuo del leader intervenire.

Ogni gruppo, con il tempo, darà vita a delle norme interne, con modelli di comportamento spesso impliciti, come ad esempio il proibire espressioni blasfeme e favorire la disponibilità ad aprirsi. Ogni membro è tenuto a rispettarle, esse costituiscono un importante elemento di osservazione per il conduttore in quanto i partecipanti hanno la sensazione che quel comportamento "debba" o "non debba" essere tenuto. Spesso le norme interne non sembrano favorire lo sviluppo del gruppo ma attestarsi su obiettivi autodistruttivi dell'attività; è necessario, pertanto, che il conduttore valuti opportunamente questa fase, per consentire ai partecipanti di elaborare e fissare norme conformi agli obiettivi del lavoro che, una volta stabilite, con difficoltà potranno essere mutate.

Prendiamo ad esempio le norme che stabiliscono la produttività di un membro all'interno del posto di lavoro, quelle che regolano il comportamento di un gruppo di adolescenti, o una corsia di ospedale che stabilisce la condotta dei pazienti e del personale: mutare queste regole richiede una notevole quantità di tempo e un avvicendamento dei componenti del gruppo.


7. Il processo del gruppo.

Nella prosecuzione dell'attività di gruppo molti sono gli indizi e le opportunità che vengono offerte per aiutare il processo e per raggiungere gli scopi del lavoro: a volte si chiarisce non solo prestando attenzione a ciò che viene detto, ma a quanto viene taciuto. Anche l'assenza momentanea di un membro può fornire utili spunti: il gruppo è cambiato, come è cambiato, che tipo di interazioni/sentimenti sono mutati. Mentre si invitano i partecipanti a fantasticare sull'assenza, è buona norma notare questi aspetti.

Vanno osservati anche affetti, omissioni, competizioni, etc.. Un gruppo in cui non viene mai fatto riferimento alle parole sesso, soldi; il partecipante che non viene mai attaccato, mai appoggiato: tutte queste omissioni fanno parte del processo di gruppo. Il partecipante che offre consigli e suggerimenti solo alle partecipanti donne o l'opposto; il gruppo che non affronta o interroga mai il conduttore...

Spesso il conduttore deve basarsi su messaggi non verbali dei membri per comprendere il processo: pigrizia, vivacità, interesse, disgregazione possono essere facilmente notati da posture e movimenti: il/i partecipante/i sbadiglia, ha il soprabito addosso, guarda l'orologio, in quale modo entra nella stanza, esce dalla stanza, fuma durante gli incontri. Una vasta campionatura di posizioni ed atteggiamenti aiuta a leggere il disagio.

I problemi immediati, che nascono dalle interazioni tra i membri vanno affrontati in situ. E` importante notare che anche se si sta parlando di una tematica che riguarda il passato o il futuro di una persona, il conduttore sollecitera` i membri ad affrontarla come se appartenesse al momento presente. L`azione all`interno del gruppo e` focalizzata nel "qui ed ora", il problema sollevato nella singola seduta puo` avere riferimenti nella vita passata o futura della persona, il soggetto ed il gruppo potranno sperimentare la loro capacita` di padroneggiarlo efficacemente nella seduta immediata.
Se il conflitto e` chiarito, compreso o ridotto, più` tardi la prova della realta` nella situazione concreta convalidera` il progresso.


8. Il primo incontro.

Il primo incontro del gruppo è un momento chiave per i singoli e per l'andamento futuro del loro lavoro; già nei precedenti paragrafi si è accennato agli stati d'animo in cui viene a trovarsi il partecipante all'inizio dell'esperienza ed ancora all'importanza dello stabilirsi delle regole. Ogni membro porterà le esperienze precedenti maturate in altre situazioni gruppali, di rapporto interpersonale e il vissuto risalente alle prime fasi della propria esistenza nella famiglia d'origine. Queste esperienze influenzeranno la sua maniera di comportarsi, di percepire gli altri membri e il gruppo nel suo insieme.

Spesso nelle sedute di apertura i partecipanti possono rimanere intrappolati in ruoli e stereotipi di comportamento cui poi sarà difficile sfuggire.

E' importante che il conduttore dia dimostrazione di sollecitudine, interesse, empatia; per "dare il la" all'interazione gruppale, egli dovrà essere in grado di comunicare la sua maniera di lavorare insieme alla sua preparazione, chiarezza di scopi, fiducia; se il leader non è opportunamente motivato non si può ipotizzare che lo siano i partecipanti.

Utilizzare un linguaggio semplice, formulare frasi brevi, cercare di capire cosa le persone si aspettino dall'esperienza; pretendere di essere capito, comunicare calore ed interesse, cercare di "unire le persone", sono regole importanti; negli incontri iniziali è particolarmente raccomandato utilizzare "giochi di fiducia" e "rompighiaccio".


9. Fasi del processo di gruppo.

Come ogni bambino percorre diverse fasi di sviluppo biologico, emozionale ed intellettuale, così ogni gruppo affronta varie fasi i cui stadi sono facilmente riconoscibili: condividiamo con i maggior autori che lo sviluppo dei gruppi dipende da una moltitudine di fattori, quali la cultura, le aspettative, le esperienze di base, la conduzione, ecc.; con essi individuiamo un primo stadio di orientamento, un secondo di conflitto, un terzo di collaborazione.

Stadio dell'Orientamento.

I partecipanti presenti all'attività di gruppo sono impegnati nell'osservazione dei compagni e del conduttore, raramente si avventurano ad esporre le proprie idee ed impressioni; anche i modelli che trarranno dall'osservazione degli altri saranno fortemente subordinati alle loro esperienze precedenti. Ognuno si farà un'idea del gruppo che risponde alle categorie sperimentate, al noto copione di vita. I membri si sentiranno "come al primo giorno di scuola": insicurezza, aggressività, poca naturalezza nelle risposte, diffidenza, tutti impegnati nel rimandare agli altri una certa immagine. Solo con il passare del tempo i partecipanti saranno in grado di "riscaldare" il clima, il controllo infatti è il tipo di relazione più utilizzato e solo con un buon lavoro iniziale si può consentire l'emergere dell'individualità.

Stadio del Conflitto.

Quando i partecipanti si conoscono meglio e le norme di gruppo sono più chiare, può iniziare la fase degli "esperimenti": ognuno cerca di sondare le possibilità che offre l'ambiente, lo spazio che lasciano i partner ed il conduttore ad iniziative personali. Quando i membri iniziano a manifestare iniziativa personale, vogliono avere più influenza nel gruppo. A volte le reazioni sono critiche, inizia a manifestarsi irritazione ed aggressività. Il conduttore non impedirà il manifestarsi di questi sentimenti, anche se sarà attento a controllare l'aggressività nel gruppo e a non consentire che assuma caratteristiche di distruttività. In questo momento diventano importanti alcune delimitazioni riguardo ai ruoli, agli atteggiamenti, alla funzione delle regole: è importante che non si formino sottogruppi. I partecipanti continuano ad impegnarsi nelle loro manovre per acquistare potere nel gruppo o per difendersi. E' molto importante che in questa fase i partecipanti inizino a prendere contatto con le loro tendenze distruttive.

Stadio della Collaborazione.

Con il passare del tempo i partecipanti hanno avuto la possibilità di esprimere e rielaborare nel gruppo la loro aggressività; hanno espresso i sentimenti di ostilità e di concorrenza in un ambito protetto. Ora essi possono raccogliere le loro energie ed impiegarle per uno scopo diverso, reintegrando i loro sentimenti ad un altro livello. La comunicazione si fa più aperta e nuovi sentimenti possono essere oggetto dell'interazione di gruppo, si accorgono che l'ostilità esagerata potrebbe danneggiare tutti. Lo spazio dei singoli si fa più libero ed aperto, si accetta in modo migliore l'iniziativa personale. Il gruppo è diventato uno "spazio" attraente in cui investire energie positive, stima, calore umano, amicizia, alternate a timori di regressione nella fase precedente.

Si incoraggiano le persone che esprimono sentimenti positivi, la comunicazione è più libera, i partecipanti mirano ad una collaborazione crescente.
Pian piano i membri iniziano ad impossessarsi dei meccanismi psicologici che agiscono in loro e nel gruppo. Ecco allora che nel gruppo si fanno strada nuove maniere di interazione non più centrate sulla richiesta, ma sulla ricerca. I partecipanti si ridistribuiscono i ruoli, approfondiscono i loro legami e osservano più accuratamente i loro meccanismi, fino a tentare di elaborare la fine dell'esperienza.
* Già pubblicato in: S. Manes (a cura di) "83 giochi psicologici per la conduzione dei gruppi" F. Angeli, Milano 1997.

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K.W. Vopel "Manuale per animatori di gruppo" Elle Di Ci, 1991.


PREMESSA
Introduzione al contributo del Prof. Paolo Marcon

CORPO, MENTE ED ESPERIENZA ESTETICA ONLINE
Video del convegno disponibili sul nostro canale Youtube

LA PERSONA E LA SUA LETTURA ATTRAVERSO IL MODELLO DELLA PSICOLOGIA UMANISTICA
La relazione con il portatore di handicap e le modalità di lavoro all’interno del gruppo classae di G. Santoni* M. Crescimbene

CAMBIAMENTI NEL LAVORO CON IL BAMBINO E L'ADOLESCENTE: SPAZI INSATURI DI PENSIERO E AZIONE
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DIMENSIONE E SIGNIFICATO PSICOLOGICO DEL TERRITORIO
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IL GIOCO IN CONTESTI DI PATOLOGIA PSICHIATRICA
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IL "FARE" DELLE ARTI TERAPIE
Alcuni spunti di riflessione sulla operatività nelle artiterapie.
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ERMENEUTICA DELLE ARTITERAPIE
Di Giancarlo Santoni

L’INTERROGATIVO TRA MENTE E CORPO
Di Giancarlo Santoni

ARTISTICAMENTE: PSICOANALISI E ARTE
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